Per il Sindacato medici italiani, il progetto di riforma della Medicina generale promosso dal Ministero della Salute presenta criticità rilevanti che rischiano di compromettere il ruolo centrale dei Mmg all'interno del Servizio sanitario nazionale. Al centro della protesta c'è la forte preoccupazione per possibili modifiche del rapporto convenzionale e per la ridefinizione delle modalità organizzative delle cure primarie, con il timore di una progressiva perdita di autonomia professionale.
Il Movimento Mmg per la Dirigenza apprezza il ritorno al doppio canale contrattuale per rilanciare la Medicina generale, ma avverte: indispensabile il pieno riconoscimento del diploma in Mg per l’accesso alla dipendenza, no a differenze di ruolo tra medici e dubbi su incentivi e carichi di lavoro nelle Case di Comunità. Da tutelare il rapporto di fiducia con l’assistito.
La Federazione dei medici di medicina generale chiede l’apertura immediata di un tavolo di concertazione con le istituzioni sulla riforma dell’assistenza primaria. Il sindacato segnala l’assenza di un quadro normativo definito e i conseguenti elementi di incertezza per medici e cittadini, ribadendo la necessità di un coinvolgimento effettivo della categoria e dell’utenza. In questo contesto, viene richiamata anche la centralità del rapporto con i pazienti, che non chiederebbero una revisione della figura del Mmg, ma un rafforzamento del medico già di riferimento.
Le linee di riordino dell’assistenza primaria introducono elementi disincentivanti per i giovani medici di medicina generale, dalla revisione della quota capitaria ai dubbi sul riconoscimento del Cfsmg per l’accesso alla dipendenza. Il documento programmatico del Ministero della Salute genera un effetto divisivo nella categoria, compromettendo al contempo l'attrattività futura della medicina territoriale.
Il Ministero della Salute accelera sul riordino della medicina territoriale per centrare gli obiettivi del Pnrr. Il passaggio dalle linee programmatiche alla presentazione di una bozza di articolato completo segna la svolta. Il nuovo modello a "doppio canale" impone una scelta di campo: dopo l’approvazione della convenzione riformata, i medici di medicina generale avranno sei mesi per decidere tra il nuovo regime convenzionale e il passaggio alla dipendenza.
Dall'obbligo della "doppia chiave" informatica al rischio di paralisi per l'assistenza territoriale: lo Smi denuncia il potenziale collasso degli studi dei Mmg. Con le nuove procedure di sicurezza, la gestione dei "token" e dei codici temporanei diventa un rebus burocratico che minaccia la continuità delle cure e la sostituzione dei medici titolari.
Lo schema di decreto, elaborato dal Dicastero della Salute, per il riordino del territorio introduce un sistema a "doppio binario" per rendere operative le CdC. Per i medici di medicina generale prevede accanto alla Convenzione riformata con remunerazione a obiettivi (ipotesi 120€/assistito), la dipendenza selettiva. Quest'ultima sarà su base volontaria e limitata a funzioni strutturate come il coordinamento delle CdC Hub e Spoke. Un cambio di paradigma che sposta il focus dal rapporto individuale alla funzione territoriale organizzata.