Una revisione europea su "Family practice" ha analizzato il fenomeno degli assistiti ad alta frequenza di accesso negli ambulatori dei medici di famiglia. Pazienti che rappresentano appena il 10-15% della popolazione, ma monopolizzano il 25% del carico di lavoro complessivo dei medici di medicina generale, generando una pressione assistenziale insostenibile.
Il segretario generale della Fimmg, Silvestro Scotti, a margine del convegno di Venezia sulla crisi delle vocazioni, lancia l’allarme: "L’inserimento dei neo-convenzionati in aree sguarnite genera un afflusso di pazienti immediato che impedisce la nascita del rapporto fiduciario. Molti giovani, spaventati da ritmi che la "vox popoli" professionale descrive come insostenibili, rinunciano alla convenzione prima ancora di iniziare. Per salvare il Ssn servono flessibilità e modelli di lavoro agili".
Istituito un organismo tecnico regionale per semplificare il lavoro della Medicina generale. Per lo Smi Sardegna è un primo passo concreto per ridurre il carico burocratico, migliorare l’assistenza ai cittadini e rendere la professione più attrattiva per i giovani medici.
Trasformare il corso di formazione in una vera specializzazione, ma senza cedere alla sovrapponibilità con altre discipline: è questa la linea della Fimmg sulla riforma del percorso formativo. Il segretario del segretario generale nazionale Carlo Curatola chiede alla Camera di sanare la disparità economica tra corsisti e specializzandi, indicando nel nuovo Acn la chiave per integrare i giovani medici nel Ssn.
In audizione alla Camera sul Ddl professioni, la Fmt promuove lo sforzo del Governo sulla responsabilità professionale, ma avverte: senza investimenti su redditi e tutele per la maternità, il Ssn resterà una nave alla deriva. Per i medici di medicina generale la priorità è una formazione di serie A, equiparata alle altre specializzazioni.
Secondo un’indagine Ipsos Doxa per la Fimmg, il rafforzamento della Medicina generale attraverso personale di supporto e diagnostica di primo livello consentirebbe di ridurre di circa un terzo il ricorso a prescrizioni ed esami esterni. Il potenziamento degli studi dei medici di famiglia aumenterebbe inoltre la capacità di gestione autonoma dei casi, che passerebbe dal 50% al 67%, delineando una strategia concreta per migliorare l’appropriatezza delle cure e decongestionare il Servizio sanitario nazionale.
In audizione alla Camera sulla delega per le professioni sanitarie, il vicepresidente Giovanni Leoni promuove la limitazione della responsabilità alla colpa grave, chiedendo risorse certe per il fondo sanitario e una nuova governance ministeriale.