EvdNino Cartabellotta, presidente  Fondazione Gimbe, in audizione alla Camera, avverte che senza investimenti la riforma rischia di rimanere un "libro dei desideri". Definanziamento del personale, crisi delle specialità e incertezze sulla responsabilità professionale colpiscono anche la Medicina generale. Per la Fondazione, valorizzare i Mmg richiede risorse dedicate, superamento dei tetti di spesa e reali prospettive professionali in un sistema meno burocratico.

Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, interviene con fermezza sui nodi caldi del Ssn: dalla gestione dei tempi d'attesa alla riforma della rete ospedaliera. Il messaggio ai vertici regionali è chiaro: la piattaforma nazionale di monitoraggio è attiva e non saranno più tollerate opacità nella trasmissione dei dati.

L’equiparazione tra Lea e Lep proposta nel DdL 1623 rappresenta, secondo la Fondazione Gimbe, una scorciatoia normativa che ignora i divari attuali tra Nord e Sud. Senza un finanziamento adeguato e una definizione rigorosa dei livelli di prestazione, il diritto alla salute rischia di diventare un parametro variabile in base alla residenza, con pesanti ricadute sulla medicina territoriale.

Lo schema di decreto-legge in arrivo al CdM introduce misure shock per snellire la gestione della cronicità. Per i pazienti cronici e rari, la validità della ricetta e il numero di confezioni erogabili raddoppiano. Procedure accelerate per le Regioni nell'acquisto di farmaci salvavita in regime di monopolio. I  Mmg dovranno prepararsi a un aggiornamento dei gestionali delle cartelle cliniche, che avrà un impatto significativo sulla loro attività quotidiana.

EvdL'esecutivo ha presentato il Ddl delega per la revisione del Servizio sanitario nazionale, con attuazione entro il 31 dicembre 2026. La riforma interviene su assistenza territoriale, ruolo dei Mmg e gestione dei dati sanitari, nel rispetto della neutralità finanziaria. Ma alcuni nodi strutturali rischiano di condizionarne l’efficacia.