Rimettere al centro una sanità “pubblica, universale, efficiente ed efficace”. È questo l’obiettivo della mobilitazione regionale in programma sabato 11 aprile davanti a Palazzo Lombardia. In piazza cittadini, medici e infermieri per denunciare un modello che, secondo gli organizzatori, “tradisce lo spirito del Ssn”. I promotori chiedono un piano straordinario per il Cup unico, più risorse al personale e il rilancio della medicina territoriale.

Un’indagine Swg, commissionata dalla Fondazione Nora e Alberto Gentili, rivela uno scenario caratterizzato da profonda disinformazione e barriere d'accesso: un paziente su due fatica ad accedere alle terapie e il 40% ignora l'esistenza della Legge 38. Di fronte a un percorso di cura frammentato, gli esperti propongono una strategia in cinque pilastri per rimettere al centro i bisogni dei 10 milioni di italiani affetti da dolore cronico.

Il sovraffollamento delle liste d'attesa nel Ssn non è figlio soltanto della carenza di organico, ma anche di un fenomeno culturale e clinico complesso: l'eccesso di prescrizioni, spesso dettate da una medicina difensiva. Il Ministero della Salute e l’Iss stanno lavorando, insieme alle Società scientifiche, per sviluppare nuovi protocolli atti a contrastare l’iperprescrizione e abbattere le liste d'attesa nel Ssn. L’obiettivo è migliorare la qualità delle cure e limitare i rischi per i pazienti legati a procedure inappropriate, fornendo indicazioni operative a Mmg, specialisti e strutture sanitarie.

Il recente documento dell'Ocse "Latest health spending trends and outlook" evidenzia per l'Italia una stabilizzazione della spesa sanitaria al 6,4% del Pil, riportando il finanziamento ai livelli pre-pandemici. In un quadro di rigido consolidamento fiscale e risorse inferiori alla media internazionale, la sostenibilità del Ssn e la garanzia dei Lea dipenderanno da guadagni di efficienza e da una decisa spinta sulla trasformazione digitale.

Il recente focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio fotografa un Servizio sanitario nazionale dove la spesa diretta delle famiglie e l'intermediazione di fondi e assicurazioni guadagnano terreno. Mentre la produzione pubblica soffre per la carenza di personale e i limiti della medicina territoriale, il privato convenzionato si espande nei segmenti più dinamici della specialistica e della diagnostica. Un’evoluzione che solleva criticità per sostenibilità ed equità di accesso alle cure.