"Destano forti preoccupazioni i contenuti dell’audizione del Ministro della salute Orazio Schillaci sullo stato della medicina di emergenza e sui Pronto soccorso nel nostro Paese a partire dal fatto che mancherebbero 4.500 medici e circa 10.000 infermieri a livello nazionale". A dichiarare ciò Fabiola Fini, vice segretario nazionale del Sindacato Medici Italiani (Smi) che inoltre precisa: "Non si può affermare, invece, come fa il Ministro, che il sovraffollamento dei PS è dovuto anche per responsabilità dell'assistenza extra-ospedaliera nella gestione degli accessi evitabili".
In oltre 11 regioni la percentuale di famiglie che non riesce a raggiungere facilmente il Pronto Soccorso supera la media nazionale. A sottolinearlo è il Report dell'Istat sui Servizi di Pubblica Utilità. Le percentuali più alte si evidenziano al Sud, in testa la Campania, seguono le Isole e le Regioni del Centro Italia. Si confermano invece presidi di "prossimità" le farmacie, anche se nel Sud la situazione è più critica.
I cittadini del capoluogo campano hanno manifestato contro l'autonomia differenziata e per il diritto alla sanità pubblica. L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento Campano per il Diritto alla Salute che in una nota stampa denuncia la situazione sanitaria critica che vive la Regione: “In Campania, dal 2001 ad oggi abbiamo assistito alla chiusura di 20 ospedali pubblici e 20 pronto soccorso, alla dismissione di 322 ambulatori e laboratori pubblici. Delle 172 case della salute previste dal Pnrr nessuna è stata ancora aperta e siamo in attesa del secondo ospedale di comunità (su 48 previsti)".
Parte dal capoluogo della Lombardia la sperimentazione, illustrata dall’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, che dovrebbe permettere di ridurre ulteriormente le liste d’attesa attraverso l'erogazione negli ambulatori ospedalieri di visite ed esami dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle 20 e la domenica fino alle ore 12.
Il CREA Sanità conferma il divario sanitario tra Regioni, soprattutto tra Nord e Sud e sottolinea che per non peggiorare il livello di spesa sanitaria italiana rispetto a quello ben più alto degli altri Paesi Ue sono necessari investimenti extra per almeno 15 miliardi, sia pure diluiti nel medio periodo. Ma non solo, per evitare che le risorse siano disperse, anche la cura organizzativa deve essere massiccia.