Alla fiera dedicata alla sanità italiana, il presidente di Assimefac Leonida Iannantuoni richiama l’attenzione sulla centralità delle società scientifiche e sulla necessità di una vera riforma della medicina territoriale. Senza investimenti concreti e volontà politica, il sistema rischia di rimanere schiacciato tra burocrazia, carenze di personale e liste d’attesa interminabili.
In un Paese tra i più anziani dell’area Ocse, l’assistenza domiciliare deve trasformarsi in un percorso integrato e continuativo. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel rapporto: "Verso un’integrazione strutturata e sistemica delle cure domiciliari per non autosufficienti in Italia" evidenzia le fragilità del sistema e affida ai medici di medicina generale un ruolo centrale, con continuità, coordinamento e presa in carico strutturata dei pazienti non autosufficienti.
Anaao Assomed e Cimo-Fesmed contestano le dichiarazioni del Ministro Schillaci sull’ipotesi di sospendere l’intramoenia per ridurre i tempi di attesa. I sindacati ribadiscono che l’attività, svolta da una minoranza di medici e fuori dall’orario di lavoro, porta risorse alle Aziende e non sottrae tempo ai pazienti. “Sospenderla sarebbe un boomerang, aggravando carenze e fughe dal Ssn”, avvertono, chiedendo invece investimenti, assunzioni e riorganizzazione della sanità pubblica.
Secondo una recente indagine della Simeu, a gennaio 2026 un quarto dei Ps italiani rischia di operare con meno della metà dei medici necessari. La carenza di personale rende la situazione insostenibile per i medici, aumenta il ricorso a soluzioni temporanee e di conseguenza mette sotto pressione i Mmg e i medici di continuità assistenziale, per gestire l’assistenza ordinaria e le urgenze di sua competenza, compromettendo la continuità assistenziale sul territorio.
La Conferenza delle Regioni ha accolto positivamente l’incremento del Fondo sanitario nazionale nella Manovra 2026, ma segnala vincoli e criticità: medicina territoriale e Mmg restano senza fondi dedicati, con possibili ricadute sulla gestione della cronicità e sull’assistenza di prossimità. Inoltre, le Regioni chiedono di destinare prioritariamente l’indennità di specificità ai medici dell’emergenza-urgenza, riconoscendone il ruolo cruciale.