Gli italiani pagano di tasca propria oltre 40 miliardi di euro per curarsi, mentre il welfare contrattuale diventa il nuovo motore della diagnostica. Per il Ssn è un cambiamento d’epoca: il rischio è una sanità frammentata, dove il medico di medicina generale fatica a mantenere la regia di percorsi di cura sempre più intermediati da attori privati.
Il Rapporto n. 12 del Mef fotografa un Ssn in trasformazione, ma finanziariamente fragile: nel 2024 la spesa sanitaria sale a 138,3 miliardi (+4,9%) e quella privata supera i 46 miliardi (+7,7%). Sedici Regioni chiudono in disavanzo per quasi 2,6 miliardi, tra segnali di miglioramento (Lazio e Campania) e criticità persistenti in Calabria e Molise.
Agenas traccia le linee guida per integrare la diagnostica di laboratorio decentrata all'interno delle Case di Comunità. Per i Mmg, questi dispositivi rappresenterebbero una svolta operativa per migliorare il monitoraggio delle cronicità e della fragilità, garantendo risposte tempestive sul territorio e riducendo gli accessi impropri al Pronto soccorso.
Il Servizio sanitario nazionale, nato per rispondere alle acuzie, fatica oggi a intercettare i bisogni legati a cronicità e fragilità sociali. Secondo l'analisi di Crea Sanità, serve superare i principi del 1978 e puntare su un “Sistema salute” integrato, con criteri di allocazione espliciti ed equi.
Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, in audizione alla Camera, avverte che senza investimenti la riforma rischia di rimanere un "libro dei desideri". Definanziamento del personale, crisi delle specialità e incertezze sulla responsabilità professionale colpiscono anche la Medicina generale. Per la Fondazione, valorizzare i Mmg richiede risorse dedicate, superamento dei tetti di spesa e reali prospettive professionali in un sistema meno burocratico.