Una review pubblicata su Jama fa il punto della situazione sulle conoscenze finora acquisite sull’ipertensione resistente, fornendo indicazioni sulle modalità di diagnosi e sulla terapia. L'ipertensione arteriosa colpisce il 43,9% delle donne e il 49,5% degli uomini negli Stati Uniti. Circa il 19,7% dei pazienti trattati per l'ipertensione presenta una forma apparentemente resistente (Pa ≥130/80 mmHg nonostante l'assunzione di 3 o più farmaci antipertensivi, preferibilmente un bloccante del sistema renina-angiotensina, un calcioantagonista e un diuretico tiazidico, alle massime dosi tollerate).
ll carcinoma epatocellulare (Hcc) rimane una delle principali cause di mortalità per cancro. Gli inibitori della tirosin chinasi (Tki) sono ampiamente utilizzati nell'Hcc avanzato, ma gli esiti possono variare in base alla riserva epatica. Un recente studio ha confrontato l'efficacia e la sicurezza dei Tki raccomandati dalle linee guida tra pazienti con cirrosi Child-Pugh A (Cp-A) e Child-Pugh B (Cp-B).
Si tratta di garadacimab, il primo e unico trattamento mensile che inibisce il Fattore XII attivato (FXIIa) per la prevenzione degli attacchi ricorrenti di angioedema nelle persone con questa malattia genetica rara. Ad annunciarne la rimborsabilità da parte di Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) è CSL, azienda biofarmaceutica globale leader nelle terapie innovative.
L'artrosi del ginocchio rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica globale, essendo una causa primaria di dolore cronico, rigidità e ridotta mobilità, specialmente nella popolazione anziana. Tradizionalmente, la gestione di questa patologia si è affidata a interventi farmacologici o a programmi di esercizio fisico che, pur essendo efficaci nel rafforzare i muscoli e migliorare la funzione articolare, mostrano frequenti problemi di aderenza a lungo termine. Tuttavia, una recente ricerca condotta dall'Università di Nottingham suggerisce che la soluzione potrebbe risiedere, almeno in parte, nel nostro intestino.
Da inizio marzo, i pazienti italiani affetti da Colangite biliare primitiva (Pbc) hanno a disposizione una nuova, opzione terapeutica. Si tratta di seladelpar, farmaco che ha ottenuto l’ammissione alla rimborsabilità da Aifa, indicato per il trattamento degli adulti in combinazione con l’acido ursodesossicolico (UDCA) in caso di risposta inadeguata, o come monoterapia per i pazienti che non tollerano il trattamento di prima linea.
‘Nel diabete di tipo 1 non basta più parlare di sopravvivenza. Dobbiamo iniziare a parlare di libertà’. È il senso di un editoriale pubblicato su Lancet, in cui il professor Lorenzo Piemonti, Direttore dell’Istituto Ricerca sul Diabete del San Raffaele di Milano e già coordinatore scientifico della Società Italiana di Diabetologia (Sid) illustra la nuova sfida della diabetologia. Le terapie del prossimo futuro potrebbero infatti consentire ai pazienti di liberarsi dalla dittatura dell’insulina e delle oscillazioni della glicemia.
Sembra ormai consolidato che il finerenone, antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi, migliori gli esiti renali e cardiovascolari in soggetti con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica (Mrc); un recente studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, sembra suggerirne i benefici renali anche in pazienti con diabete di tipo 1.