La Fnomceo esprime il proprio rammarico per il ritiro dal Ddl Prestazioni sanitarie dell’emendamento Calandrini-Zullo, che avrebbe aperto a tutti i medici, compresi i medici di medicina generale, la prescrizione dei farmaci sottoposti a piano terapeutico, dopo 12 mesi dalla prima prescrizione. Tale apertura avrebbe garantito terapie tempestive, riducendo il rischio di interruzioni nelle cure e migliorando così gli esiti clinici.

EvdLa Commissione Salute della Conferenza delle Regioni ha espresso un netto stop al documento elaborato dal Ministero, definendolo "ridondante" e lamentando la mancanza di una chiara catena di comando. Le criticità emerse richiederebbero una revisione e una ristrutturazione sostanziale del Piano strategico-operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico per il periodo 2025-2029. Apertura al confronto è stata espressa di recente dal Dicastero della Salute.

Tempestività e condivisione delle informazioni sono le priorità a cui guardare per la costruzione delle reti in ambito della gastroenterologia, ancora troppo scarse, ma essenziali per garantire un’assistenza efficace, tempestiva e di qualità. A questo tema ha dedicato una sessione il XXXI Congresso nazionale delle Malattie Digestive, promosso dalla Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell'Apparato Digerente Fismad  che ha visto la presenza numerosa della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (Sige).

EvdDal lavoro congiunto di oltre 130 associazioni è nato un documento che vuole rimettere al centro il rilancio del Servizio sanitario nazionale sempre più definanziato e depotenziato, con proposte per invertire la tendenza. Il documento, in cui si afferma che il futuro delle politiche sanitarie è nelle Cure primarie, si apre con un elenco di 10 punti chiave e si articola in due capitoli: il rilancio del Ssn, l’Autonomia differenziata fa male alla tutela della salute.

Solo l'8% degli italiani crede che il sistema pubblico soddisferà tutti i bisogni di salute in futuro, motivo per cui sempre più lavoratori vorrebbero che il contratto di lavoro garantisse servizi legati alla salute, ma solo il 41% di chi ne usufruisce si ritiene pienamente soddisfatto. Questo è uno degli aspetti evidenziati da una recente indagine dell'Osservatorio Sanità UniSalute e Nomisma.