I dati del Ministero della Salute sull’esigibilità dei Lea, oltre a segnare un peggioramento complessivo rispetto al 2021, nel 2022 confermano il gap tra Nord e Sud del Paese: solo 13 Regioni rispettano gli standard essenziali di cura. Al Sud le uniche regioni 'promosse' sono Puglia e Basilicata. "La frattura strutturale tra Nord e Sud non solo non accenna a ridursi, ma addirittura si amplia - ha commentato Nino Cartabellotta - presidente della Fondazione Gimbe - senza definire, finanziare e garantire i Lep anche in sanità, con la legge Calderoli, la maggiore autonomia in questo comparto legittimerà normativamente questa frattura, compromettendo l’uguaglianza dei cittadini di fronte al diritto costituzionale alla tutela della salute".
Secondo i dati dell'indagine “Giovani e sanità: il futuro che vogliamo”, promossa da Novartis, quasi la metà degli italiani 'under 30' ha fiducia nella qualità del Servizio sanitario nazionale, ma per 7 giovani su 10 le differenze socio-economiche sono un ostacolo a una sanità equa e accessibile. il 45,9% mette in evidenza le differenze geografiche nella qualità dei servizi sanitari disponibili, ma c'è particolare attenzione anche per le differenze etniche, ritenute rilevanti per il 30,4%, le differenze intergenerazional (25,3%) e di genere (24,2%).
Secondo i dati dell’indagine civica di Cittadinanzattiva, presentata nel corso dell’evento “Salute oncologica maschile: indagine civica sul tumore alla prostata”, l’84,5% dei pazienti riferisce di non essere stato preso in gestione da un team multidisciplinare, nonostante l’82,5% delle strutture affermi di avere al proprio interno una Prostate Cancer Unit o un Gruppo Multidisciplinare dedicato.
È stato presentato a Milano il progetto “Vista in Salute: nuovi modelli organizzativi per la prevenzione e la diagnosi precoce oftalmica nel Ssn”, una proposta di intervento targata Cergas-Sda Bocconi e Iapb Italia Onlus, che offre una risposta al crescente bisogno della domanda di salute visiva nel nostro Paese.
L’appello dei segretari regionali del sindacato medico riuniti a Bologna: “Il Decreto sulle liste d’attesa sposta l’attenzione su tematiche poco inerenti per la riduzione dei tempi e premia il settore privato senza chiarire né il controllo sull’appropriatezza delle prestazioni erogate, né l’impegno datoriale sui rinnovi dei contratti dei medici. Mentre il Ddl Calderoli mina la Costituzione italiana e l'unità del Paese”.