Il Community Award Program è il Bando promosso da Gilead Sciences con cui vengono selezionati e premiati i migliori progetti proposti da Associazioni pazienti e più in generale da Organizzazioni No Profit italiane che, secondo il giudizio di una Commissione giudicatrice indipendente, dimostrino di avere ricadute positive sulla qualità di vita e sull’assistenza terapeutica delle persone con malattie infettive (HIV e epatiti virali) e oncoematologiche. Giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, ha visto la presentazione di oltre 300 progetti di cui più di 150 premiati con quasi 4 milioni di euro. 4 i criteri con cui vengono valutati i progetti: 1) contenuto; 2) obiettivi e fattibilità; 3) originalità e innovatività; 4) esperienza del proponente nell’ambito tematico del progetto. Quest’anno, la premiazione dei Bandi Gilead si terrà il 13 ottobre, con una cerimonia innovativa, inclusiva e dinamica, volta a sottolineare come i progetti premiati siano efficaci nel ridefinire gli orizzonti del possibile, nel trasformare idee in realtà e nel migliorare la qualità di vita di pazienti e caregiver. Per saperne di più: www.bandigilead.it/community-award-progra

Un nuovo studio ha esaminato la persistenza delle risposte delle cellule B al SARS-CoV-2 dopo infezione naturale o vaccinazione. Lo studio è pubblicato in Immunologia virale. È emerso che i soggetti guariti da un'infezione naturale, avevano forti risposte associate alle cellule B di memoria antigene-specifiche. Dopo la vaccinazione, i soggetti hanno mostrato solide risposte anticorpali sierologiche antigene-specifiche contro la proteina spike, che sono diminuite nel tempo. Sono state osservate anche risposte associate alle cellule di memoria B contro la proteina spike, ma hanno mostrato un declino meno evidente nel tempo.
Questo studio è di particolare rilevanza al momento, perché con milioni di soggetti vaccinati, precedentemente infettati o entrambe le cose, dati come questi potrebbero dire per quanto tempo ci si può aspettare che duri l'immunità. --- Moore T, et al. Viral Immunology 2022. DOI: 10.1089/vim.2022.0013

Si partirà a settembre dalla Calabria per poi passare in Puglia, Abruzzo, Molise, Lombardia, Veneto e tante altre regioni. Questo è il percorso che Cuore Italia, con il patrocinio di Senior Italia FederAnziani vuole percorrere per quella che sarà la più grande campagna di screening per le patologie valvolari. Verranno auscultati non meno di 30mila soggetti over 65, grazie a personale specializzato che potrà rilevare eventuali patologie cardiache. La scelta del mese di settembre non è casuale, infatti dal 12 al 18 settembre si celebra la settimana di Sensibilizzazione delle Valvole Cardiache con l’hashtag #ascoltailtuocuore
La prevenzione in campo cardiaco è fondamentale. Infatti, in Italia, le malattie valvolari cardiache sono tra le patologie più diffuse nella popolazione anziana, colpendo ogni anno, il 12.5% degli over 65 (pari a 1 su 10), ovvero oltre 1 milione di persone. Un numero destinato a salire a 2.5 milioni entro il 2040, considerando l’attuale tendenza demografica legata all’invecchiamento della popolazione.
Cuore Italia, con il patrocinio di Senior Italia FederAnziani, darà vita ad una campagna di screening per le patologie delle valvole cardiache così importante, perché i progetti a livello europeo, come il Pnrr, si pongono come obiettivo quello di alzare il più possibile l’asticella della qualità della vita e di evitare il più possibile il concreto rischio di istituzionalizzazioni. Infatti, soltanto una concreta presa in carico da parte delle strutture sanitarie preposte potrà dare risposta ai cittadini per migliorare o risolvere totalmente la patologia.

In Italia i pazienti con tumore renale incontrano alcune difficoltà durante il loro percorso di cura. Per il 58% è insufficiente l’assistenza da parte della medicina territoriale mentre il 29% fatica a contattare il medico specialista. Per il 46% risulta difficile accedere agli esami di follow-up dopo le terapie, mentre il 24% ha difficoltà a compilare i documenti sanitari. Sono questi alcuni dati emersi da un sondaggio on line svolto tra 216 malati e promosso dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). I risultati sono stati presentati durante il webinar “Tumore del Rene” che è andato in onda sulla pagina Facebook della Società Scientifica. Si tratta del terzo di una serie di eventi on line che rientrano nel progetto “SIUrO Incontra Pazienti e Caregiver”. Una volta al mese gli esperti della SIUrO affrontano a 360 gradi tutti gli aspetti inerenti i tumori urologici (prevenzione, terapie, impatto sulla vita quotidiana, difficoltà burocratico-amministrative, riabilitazione). Malati, caregiver, personale medico-sanitario, nonché semplici utenti del web possono così rivolgere domande direttamente agli specialisti.
“La medicina territoriale deve avere un ruolo fondamentale nella lotta a tumori complessi come quelli urologici – afferma Camillo Porta, Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università Aldo Moro di Bari e Direttore della Divisione di Oncologia Medica del Policlinico di Bari-. In particolare il Medico di Medicina Generale è la prima figura di riferimento per i pazienti e caregiver fin dalla diagnosi. Deve riuscire ad indirizzare il suo assistito dallo specialista giusto, sia esso l’urologo o l’oncologo. Vi è poi il grosso problema della gestione degli effetti collaterali che colpiscono quando il malato è a casa; è qui che il Mmg deve fare la sua parte rimanendo ovviamente in contatto con lo specialista. Siamo reduci da due anni terribili dove la pandemia ha sconvolto l’ordinaria assistenza sanitaria ospedaliera e ha evidenziato i limiti della medicina territoriale, soprattutto in alcune Regioni. E questo spiega in parte le numerose difficoltà evidenziate dal sondaggio che abbiamo condotto nelle scorse settimane. Bisogna assolutamente rinforzare i collegamenti tra Medicina territoriale ed ospedaliera, e alcuni recenti provvedimenti del Governo sembrano andare in questa direzione”.

Le infezioni respiratorie restano una concreta e grave minaccia per la salute dell'umanità, come ha insegnato la recentissima pandemia Covid-19. Quanto avvenuto negli ultimi 24 mesi non ci deve far dimenticare la diffusione ancora presente in aree del mondo e, grazie a flussi migratori, potenzialmente presente anche in Europa della tubercolosi, cui si devono imputare complessivamente oltre 10 milioni di nuovi casi e 1.5 milioni di decessi nel 2020. La pandemia ha avuto un effetto drammatico sul controllo della tubercolosi a livello globale e per la prima volta in 7 anni abbiamo assistito ad un aumento dei decessi per la malattia.
Di questa infezione e malattia e dei più recenti sviluppi diagnostici e clinici si è parlato a Bologna a fine giugno in occasione del 42° Meeting Annuale della Società Europea di Micobatteriologia.
Circa 200 micobatteriologi provenienti da vari paesi europei, dal Nord America e paesi africani si si sono ritrovati per presentare e discutere i progressi scientifici nell’ambito delle malattie da Micobatteri e in particolare della Tubercolosi.
L’evento - che è stato patrocinato dall’AMCLI, ha trattato, tra i vari argomenti, le innovazioni nel campo dei vaccini e delle piattaforme per trial clinici per i nuovi farmaci. È stata discussa la necessità di individuare biomarcatori in grado di predire rapidamente quali tra i nuovi regimi terapeutici hanno maggiori garanzie di successo e i marcatori in grado di predire la risposta al trattamento in modo da consentire un accorciamento dei tempi di terapia. Nel convegno sono state presentate nuove strategie diagnostiche basate sul sequenziamento del genoma e sull’uso per un approccio personalizzato al management del paziente con tubercolosi. Non sono infine mancate anche importanti novità nel campo della patogenesi della malattia tubercolare e della filogenesi.